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La terapia chirurgica abbraccia una vasta gamma di soluzioni che variano dalla chirurgia fasciale alla chirurgia protesica.

Difetti del pavimento pelvico e dell’incontinenza urinaria

Per la cura dell’incontinenza urinaria da sforzo nella donna, Gin&co propone sempre in prima battuta un approccio riabilitativo e, laddove l’incontinenza sia severa e le tecniche conservative non risultino efficaci, una terapia chirurgica utilizzando le tecniche TVT, TOT e MINISLING a seconda del caso clinico. Tali interventi, della durata di 10-20 minuti,  vengono quasi sempre eseguiti con semplice sedazione (anestesia “leggera”) ed in regime di day-surgery (pernottamento di una notte).

Per l’incontinenza associata a deficit sfinteriale Gin&co utilizza inoltre nuovi sistemi iniettabili parauretrali (bulking agents) eseguibili in anestesia locale e in day-hospital (senza pernottamento).

[/p]Per la cura del prolasso, oltre alla chirurgia fasciale classica, che prevede la riparazione del sostegno del pavimento pelvico utilizzando il tessuto connettivale nativo della paziente, sono state introdotte tecniche più innovative che utilizzano reti in polipropilene monofilamento macroporoso e permettono il ripristino completo dell’anatomia, conservando l’utero, quando possibile.[/p]

Fino ad oggi il trattamento chirurgico del prolasso uterino ha quasi sempre previsto l’isterectomia (l’asportazione dell’utero), anche in caso di organo sano. Tale atteggiamento deriva dal fatto che la percentuale di recidiva di prolasso dopo interventi di chirurgia tradizionale con conservazione dell’organo è risultata, negli studi fino ad oggi pubblicati, superiore a quella ottenuta con l’asportazione dell’organo. In tal senso il ginecologo ha sempre preferito asportare un organo che non ha più funzioni riproduttive per garantire il maggior successo all’intervento. Tuttavia negli ultimi anni sta aumentando la richiesta, anche da parte di donne in menopausa, di conservare l’utero.  Nello stesso tempo il progredire delle conoscenze in ambito fisiopatologico e anatomico ha introdotto importanti innovazioni nella chirurgia ricostruttiva pelvica. La disponibilità di biomateriali e di nuove tecniche chirurgiche apre un nuovo capitolo in questo settore e cambia radicalmente i criteri di scelta della strategia chirurgica.

Dal 2009 il nostro approccio si avvale  di nuove tecniche protesiche per la terapia chirurgica del prolasso, utilizzando reti ultraleggere e tecniche sempre meno invasive. Il kit protesico da noi utilizzato (InGYNious A.M.I. distribuita in Italia da INNOVAMEDICA s.r.l) è di ultimissima generazione e prevede il raggiungimento di solidi punti di aggancio attraverso una sola incisione vaginale.. L’intervento, che prevede solitamente un’anestesia spinale, viene eseguito per via vaginale, con una singola incisione all’interno della vagina e senza alcuna via di accesso percutanea/transmuscolare. Si utilizza una rete ultraleggera (la più leggera e soffice al momento presente sul mercato delle protesi uroginecologiche), che ha la caratteristica dell’isoelasticità, ovvero dell’essere elastica in ogni direzione dello spazio, in modo da garantire un movimento d’organo il più fisiologico possibile, riducendo al minimo il rischio di fibrosi e retrazione.

InGYNious, ideata da alcuni medici del nostro gruppo,  è stata presentata per la prima volta al mondo scientifico internazionale durante il congresso ISPP, tenutosi a Sydney ad ottobre 2011, ottenendo numerosi consensi. Al congresso nazionale AIUG (Associazione Italiana di Uroginecologia),tenutosi a Torino a novembre 2011, InGYNious è stata approvata come kit protesico di ultima generazione per la correzione del prolasso pelvico.

Per la cura del prolasso, oltre alla chirurgia fasciale classica, che prevede la riparazione del sostegno del pavimento pelvico utilizzando il tessuto connettivale nativo della paziente, sono state introdotte tecniche più innovative che utilizzano reti in polipropilene monofilamento macroporoso e permettono il ripristino completo dell’anatomia, conservando l’utero, quando possibile.

Radiofrequenze

Il trattamento delle lesioni pre-neoplastiche del collo dell’utero ha subìto nel corso degli anni notevoli cambiamenti, passando dalle tecniche altamente demolitive del passato quali l’isterectomia e l’amputazione del collo dell’utero, alla conizzazione con bisturi, per giungere negli ultimi anni, a terapie escissionali locali più rispettose dell’ integrità anatomica del collo dell’utero, aspetto essenziale in donne genericamente giovani e spesso desiderose di prole.

Il trattamento di scelta nelle lesioni pre-neoplastiche del collo dell’utero (CIN 1 persistente, CIN 2, CIN 3) è attualmente rappresentato dalla tecnica escissionale mediante apparecchiatura a radiofrequenza. Tale metodica prevede l’utilizzo di un’unità elettrochirurgica e di una serie di elettrodi per vaporizzare le cellule lungo la linea di taglio con danni termici tissutali minimi e quindi con rispetto dei tessuti circostanti la zona operativa. Si tratta di una tecnica in grado di garantire una rapida guarigione, ottimi esiti anatomici e funzionali con preservazione della fertilità, a fianco della possibilità di un approccio ambulatoriale in anestesia locale. Inoltre possiede una elevata efficacia terapeutica, con un tasso di persistenza delle lesioni pre-neoplastiche del collo dell’utero del 5-10%. E’ quindi necessario un attento e periodico controllo post-operatorio mediante pap-test ed esame colposcopico per diagnosticare precocemente i casi di persistenza o recidiva della malattia; d’altro canto, le caratteristiche di scarsa invasività e conservatività tipiche di questa procedura offrono la possibilità di re-intervenire più volte utilizzando la stessa metodica.

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